L'ITIS GIOVANNI XXIII ha acquistato un frigorifero specifico per la conservazione dei farmaci salvavita.

Sono stati stilati i protocolli di accoglienza agli alunni: disabili, con patologie, DSA e stranieri, consultabili nella sezione INCLUSIONE


Il viaggio della memoria vissuto da tre alunne della nostra scuola, Sara Capogna, Lavinia Fabrizi e Chiara Torella, ha lasciato nei loro animi, e anche in quello di chi scrive, un’impronta indelebile. Impossibile descrivere a parole questo pellegrinaggio laico nei luoghi dello sterminio, compiuto a fianco delle sorelle Andra e Tatiana Bucci e di Samuel Modiano, tre dei pochissimi sopravvissuti all’orrore nazista. Il nostro è stato un viaggio all’interno di storie e destini tragici, raccontati con dignità e pudore, ma anche con forza e coraggio, dai testimoni. Cracovia, la città del ghetto, delle persecuzioni e delle morti, è stata la nostra prima tappa. Nella citta polacca abbiamo visitato la Sinagoga che, un tempo, riuniva la più numerosa comunità ebraica d’Europa. Una giornata intera, quella del 15 aprile, è stata dedicata alla visita, a fianco dei sopravvissuti, ai lager di Auschwitz e Birkenau, luoghi di morte e sopraffazione.


Intensa e commovente è stata la preghiera del Kaddish nell’immenso campo di Birkenau, con la partecipazione degli esponenti romani della Comunità Ebraica di Roma e di un gruppo di studenti provenienti da Israele. Il pomeriggio è stato dedicato alla visita del museo, dedicato alla visita del museo, dove sono raccolti migliaia di foto, 
documenti e oggetti d’uso quotidiano che furono sequestrati ai deportati all'arrivo  nei lager. Il nostro sguardo commosso si è posato su montagne di scarpe, valigie, pentole, occhiali, pettini, protesi e su tonnellate di capelli rasati alle donne giunte nei campi.
La deposizione di fiori nel cortile del Blocco 11, luogo del martirio, fra gli altri, di Padre Massimiliano Kolbe, ha concluso la visita ai lager.
Altamente formativo e davvero efficace è stato il ruolo dei due storici e docenti universitari, Umberto Gentiloni e Marcello Pezzetti, che hanno preparato alla visita docenti e studenti negli incontri preliminari di Roma, e ci hanno poi guidato lungo i percorsi della memoria nella città di Cracovia e nei campi di sterminio.


La dedica a Primo Levi


174517, era il numero di Primo Levi nel campo di concentramento di Auschwitz. Il 31 luglio 2019 ricorre il centenario della sua nascita e la Regione Lazio ha voluto dedicate il Viaggio della Memoria, da essa organizzato, all’autore di “Se questo è un uomo”, la sua prima testimonianza sulla vita dei campi di concentramento e di sterminio. Nel 1963 usciva “La tregua”, che racconta il suo lungo e travagliato ritorno dalla Polonia all’Italia. Nel 1986 lo scrittore torinese dava alle stampe “I sommersi e i salvati”, un libro per interrogarsi su ciò che è stato e, soprattutto, per non dimenticare. Particolarmente toccante è stata la lettura, nell’ultima delle due serate di riflessione e di confronto tra i testimoni e gli studenti, di un brano di quest’ultimo libro, dell’attore Fabrizio Gifuni, che ha partecipato all’iniziativa della Regione Lazio, e che ha messo in luce la necessità, per Primo Levi, di farsi comprendere dalle giovani generazioni.
Scriveva Primo Levi: “Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, e insieme un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamuelo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale e inaspettato” (…).
“E’ avvenuto contro ogni previsione, è avvenuto in Europa (…). Può accadere e dappertutto (…). Pochi paesi possono essere garantiti immuni da una futura marea di violenza, generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali. Occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dai profeti, dagli incantatori, da quelli che dicono e scrivono “belle parole”, non sostenute da buone ragioni”

 

I commenti degli alunni che hanno partecipato:

"Quando la professoressa ci informò della possibilità di questo viaggio, acconsentii dettata dalla mia curiosità di andare nei luoghi che hanno fatto la storia, per apprendere il più possibile e riportarlo agli altri.

Inizialmente era solo per questo, ma  quando, qualche settimana fa, mi sono ritrovata a Birkenau e ad Auschwitz,  mi  sono resa conto che il motivo, forse, era anche un altro.  Dentro di me si era fatta strada la voglia di voler migliorare il futuro, di contribuire a combattere le discriminazioni e i muri d’ignoranza che ancora ci circondano, quasi a volerci sopprimere. Questo spirito di coscienza civile si è rafforzato non appena ho visto Sami Modiano disperarsi ancora dopo anni, davanti al luogo dove  il padre venne pestato dai tedeschi perché non voleva separarsi dalla figlia.  La sua è stata una testimonianza davvero toccante: grazie al suo fantastico modo di raccontare, quell’immagine così forte sembrava prendere vita mentre la descriveva.                                                                                                                               Come si possono ancora negare questi fatti ascoltando le storie dei sopravvissuti mentre cercano di contrastare le lacrime che incessantemente e, giustamente, scendono lungo i loro volti?

Sia Sami che le sorelle Bucci, nonostante la sofferenza che provavano nel ricordare il passato, si sono presentati a noi sempre disponibili e affettuosi. Non ci hanno mai risposto: “sono stanco” o “non voglio rispondere alle domande”. I loro sorrisi, appena ci avvicinavamo per chiedere una foto o porre domande, li tengo custoditi con cura nel mio cuore.

È stato davvero un viaggio emozionante, a tratti anche piacevole, e sicuramente molto significativo, anche se nonostante questo non sono riuscita a dare una risposta a questa mia domanda: come si può ancora rinnegare il passato se nelle scuole si studia la storia e i mezzi di comunicazione sono alla portata di tutti? Come si può dire che Sami, le sorelle Bucci, così come tanti altri, si sono inventati tutto?"

 Chiara Torella della classe V A

 

"Questo viaggio è stato per me molto emozionante. Mi sono appassionata alla storia di ogni sopravvissuto, soprattutto a quella di Sami Modiano, che ha un dono naturale nel raccontare la propria esperienza:  è in grado di “toccare” la parte più sensibile dell'animo e il cuore , delicatamente, senza essere troppo invasivo. È stato molto gentile e comprensivo nei confronti di noi ragazzi ed io ho avuto l'onore di scambiare opinioni con lui. Ho vissuto un'esperienza che consiglierei a tutti perché soltanto andando nei luoghi della memoria,  e guardando negli occhi i sopravvissuti,  ci si può rendere conto  delle ingiustizie e delle crudeltà che queste persone hanno subito dai nazisti. Tale esperienza ci ha reso realmente consapevoli di tutti gli orrori accaduti. Sono stati tre giorni intensi, toccanti, ogni minuto è stato scandito al meglio, ma allo stesso tempo mi sono anche divertita insieme alle mie compagne ed alla professoressa. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di avere accompagnatori e guide fantastiche, preparate, gentili e sempre disponibili. La visita ad Auschwitz ha rappresentato la fase  più toccante di questo indimenticabile viaggio,  nel museo sono esposti molti oggetti personali dei deportati: valigie, occhiali, spazzolini, scarpe, pentole e vestiti, ma l'impressione maggiore l'ho avuta nel vedere le teche piene di capelli rasati soprattutto alle donne deportate.

Mi sento di consigliare questo viaggio ad ogni singola persona perché ascoltare soltanto le testimonianze o leggere libri sulla Shoah non sarà mai come toccare con mani le prove di tali atrocità.

Al ritorno da questo viaggio mi sono sentita realmente diversa, più consapevole di ciò che è accaduto e sensibilizzata verso un mondo a me così lontano.

Ora mi rendo conto di essere anche più cosciente riguardo ai valori che contano: la famiglia, gli amici, l'amore e di quanto questi ti possano far sopravvivere anche nei momenti più difficili."

Lavinia Fabrizi

 

"Il viaggio della memoria non è stato solo un viaggio” fisico”, per me ha significato molto di più: è stata un esperienza che mi ha fatto rivalutare il significato della parola "vivere".
Spesso ci dimentichiamo di quanto sia importante la nostra vita perdendoci nelle frivolezze.
Ascoltare le testimonianze di Samuel Modiano e delle sorelle Bucci mi ha fatto comprendere che ognuno di noi ha una missione da svolgere nel corso della propria vita, la loro è quella di portare la testimonianza di ciò che è accaduto, di ciò che hanno subito perché non accada mai più.
Credo che il messaggio che mi è stato trasmesso  vada divulgato il più possibile, per questo penso  che la mia "missione" sarà quella di raccontare ciò che ho ascoltato dalle voci di coloro che hanno vissuto tutte quelle atrocità  in quei luoghi orribili, affinché quel che è successo non si ripeta."

Sara Capogna

 

Alcune foto del viaggio:

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